“Il bambino di cristallo”: la forza della fragilità che ci insegna a vivere
C’è un ragazzo, Austin, che ogni giorno si sveglia con un sorriso.
Eppure, la sua vita è tutt’altro che semplice.
Austin è un bambino unico.
È autistico e affetto da osteogenesi imperfetta, una rara malattia che rende le sue ossa così fragili da potersi rompere anche solo con un abbraccio. Eppure, nonostante il dolore fisico e le difficoltà quotidiane, guarda il mondo con una gioia travolgente.
Ama ballare, ridere, mangiare la pizza, cercare il frullato alla fragola perfetto.
In lui non c’è spazio per la rabbia o per la tristezza: c’è solo vita, nel suo stato più puro e sincero.
È proprio questa storia – vera, intensa, sorprendente – che il film “Il bambino di cristallo”, diretto da Jon Gunn e ispirato al libro autobiografico The Unbreakable Boy, porta sul grande schermo dal 27 marzo 2025.
E lo fa con una sensibilità rara, capace di commuovere e far riflettere.

La forza dell’amore in una famiglia fragile
Austin LeRette – interpretato dal giovane e talentuoso Jacob Laval – è tutto fuorché debole.
La sua energia, la sua voglia di vivere e il suo ottimismo contagioso fanno da motore a una famiglia messa a dura prova dalla vita.
In particolare suo padre, Scott (uno straordinario Zachary Levi), che cerca di essere un buon genitore ma è travolto dalla paura di non farcela.
Fragile anche lui, ma in un altro modo: prigioniero delle sue insicurezze, si rifugia nell’alcol per non affrontare la realtà.
Eppure, sarà proprio Austin – con la sua semplicità e la sua forza disarmante – ad aiutarlo a rimettersi in piedi.
A ricordargli cosa conta davvero.
Una storia che parla a tutti
Il bambino di cristallo non è solo un film sulla disabilità.
È un film sulla famiglia, sull’amore che tiene insieme anche quando tutto sembra andare in frantumi.
È la storia di chi si perde per poi ritrovarsi, di chi cade ma trova dentro di sé – o in chi gli sta accanto – la forza di rialzarsi.
La regia di Jon Gunn non nasconde le difficoltà: mostra il dolore, la fatica, la solitudine.
Ma li affronta con delicatezza, trovando spazio anche per l’ironia, per la tenerezza, per quei momenti in cui la vita, nonostante tutto, riesce ancora a stupire.
Il film ricorda da vicino il successo di Wonder, ma con una sua voce unica.
E lo fa senza pietismi, mettendo al centro la potenza trasformativa della fragilità.
Vedere la bellezza, dove non tutti riescono
“Il bambino di cristallo” ci chiede di guardare oltre le apparenze.
Di vedere nella disabilità non un limite, ma una possibilità.
Di riconoscere che, a volte, le persone più fragili sono quelle che hanno più da insegnare.
Austin, che nella realtà oggi ha 30 anni, è diventato un simbolo di speranza. Non può guidare, non perché non sia in grado, ma perché si lascerebbe distrarre dalla canzone alla radio e finirebbe per sorridere troppo.
Una frase che racchiude tutta la sua essenza: vedere la bellezza, anche dove non tutti riescono.

Un invito a non restare indifferenti
In occasione dell’uscita del film, la casa di distribuzione Notorious Pictures ha scelto di sostenere Dynamo Camp, un’organizzazione che offre gratuitamente programmi di Terapia Ricreativa a bambini e ragazzi con patologie gravi o croniche, frequentata anche dalla nostra timpanista, Sara.

Un gesto concreto che dà ancora più valore a un’opera già carica di significato.
“Il bambino di cristallo” è un film che accarezza il cuore, ma lascia anche un segno profondo.
Perché ci ricorda che la fragilità non è debolezza.
È coraggio, è amore, è vita che resiste e forse, è proprio lì che si nasconde la nostra forza più grande.
Trailer del film
Giulia Gaioni
Volontaria Altravoce